L’eccentrico Lewis Carroll: tutte le curiosità

Di voci e curiosità su Lewis Carroll se ne sono sempre sentite tante, ma quali sono vere e quali no? Qui niente fantasie, la realtà basta e avanza!

A più di 115 anni dalla morte di Lewis Carroll, siamo letteralmente sommersi di voci, pettegolezzi, insinuazioni suo stile di vita. Era davvero così eccentrico come amiamo ricordarlo? E’ proprio tutto vero quel che si dice su di lui? Quel che possiamo fare per voi è semplice: pubblicare in questo articolo i soli fatti confermati da chi lo conobbe in vita. La maggior parte di queste curiosità sono state tratta dal libro Lewis Carroll nel paese delle meraviglie di Isa Bowman, una lettura estremamente consigliata  a cui dedicheremo presto un articolo.

Iniziamo parlando di abbigliamento

  • Era solito non indossare mai il soprabito, neppure nei giorni invernali più freddi.
  • Indossava quasi sempre un paio di guanti di cotone, neri o grigi. Cosa molto comune per l’epoca, non bisogna stupirsene. Probabilmente però era così rigoroso in questa sua abitudine perché desiderava nascondere le macchie che la sua attività di fotografo gli aveva lasciato sulle mani.
  • Secondo lui, una ragazza, o più in generale una donna, non doveva cambiare abito più di una volta al giorno.
  • Riteneva abominevoli le scarpe (ovviamente da donna) a punta col tacco alto.

Una salute cagionevole?

  • I suoi movimenti erano spesso bruschi e meccanici; si ritiene fosse colpa di un’infiammazione (sinovite) alle articolazioni del ginocchio.
  • Per tutta la vita soffrì di balbuzie, ma ciò non ostacolò in alcun modo i suoi rapporti sociali. Anzi, col passare degli anni riuscì a minimizzare sempre meglio questo suo difetto. Solo alcune parole, quelle che iniziavano con consonanti forti, come p e d, lo facevano esitare leggermente. Il suo stato d’animo influenzava molto la sua capacità di gestire il difetto di pronuncia, così sembrava balbettare di più in presenza di adulti rispetto a quando non fosse in compagnia di bambini.
  • Sfatiamo il mito: non era estremamente timido come spesso lo si descrive. Più probabilmente le piccole esitazioni dovute alla balbuzie erano mal interpretate.
  • Riteneva importantissima l’igiene dentale, non solo per sé stesso (dalle annotazioni del suo diario, risulta che si recò dal dentista fino ad otto volte in un trimestre) ma per tutte le ragazze che conosceva. Spesso insisteva perché le ragazze sue amiche andassero dal dentista (molto spesso quello di sua fiducia) e in alcuni casi si accollava personalmente le spese.

Le buone abitudini quotidiane

  • Era tremendamente pignolo nella preparazione del té. Per garantire un’infusione adeguata, era solito passeggiare per la stanza agitando la teiera per circa dieci minuti.
  • Pianificava in modo estremamente meticoloso ogni viaggio: calcolava le esatte quantità di denaro che gli sarebbero servite (per bagagli, giornali, vitto…) e le teneva opportunamente separate e pronte all’uso in un borsellino multi-tasche.
  • Era solito usare inchiostro viola per scrivere le sua corrispondenza personale.
  • Era molto scrupoloso nel conservare la corrispondenza, che riponeva all’interno di vecchie scatole di biscotti.
  • Credeva fermamente nei benefici dell’esercizio fisico e riteneva fosse indispensabile andare a dormire con la stanchezza prodotta da una buona camminata.

Passioni, passatempo e collezioni

  • Era appassionatissimo di backgammon.
  • Era molto affascinato dal teatro, luogo che frequentava spesso. Come critico era decisamente schietto e se notava difetti nella recitazione non mancava di farlo notare.
  • Collezionava carillon ed era molto abile nel ripararli se smettevano di funzionare.
  • Possedeva una pianola meccanica con cui si divertiva a suonare musiche “a rovescio”.
carillon

Lewis Carroll collezionava carillon

Il controverso rapporto con i bambini

  • Baciare i bambini, anche sulla bocca, è oggi vista di cattivo occhio, ma all’epoca di Carroll la situazione era un po’ diversa. Era semplicemente un modo amichevole per salutare qualcuno, indifferentemente adulti o bambini, anche senza legami di parentela.
  • Detestava le esagerazioni. Frasi come “in mille pezzi”, “morire dal ridere”, “milioni di baci”, se pronunciate da bambini in sua presenza venivano sempre puntualmente corrette.
  • Era profondamente religioso, ma riteneva che nessun bambino dovesse essere costretto a frequentare la chiesa contro la propria volontà. Così facendo si rischiava di farla diventare un’esperienza sgradevole.

E quello ancora più difficile con la celebrità

selfie

Autoritratto di Lewis Carroll

  • Dopo la pubblicazione di Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie, Carroll si ritrovò ad essere improvvisamente famoso. Questa nuova condizione non gli piaceva affatto, e meno che mai apprezzava che tutto ciò derivasse dal libro. Detestava profondamente venire presentato come l’autore di Alice ed evitava volentieri chiunque potesse chiedergli un autografo, coinvolgendo gli amici per negare la propria identità.
  • Le poche foto che sono oggi reperibili di lui sono perlopiù autoritratti  (l’equivalente delle odierne selfie). Ne curò personalmente i minimi dettagli ma per l’effettivo scatto si servì dell’aiuto di conoscenti.
  • Detestava essere fotografato perché non voleva diventare riconoscibile al grande pubblico.
  • Se si desiderava averlo ospite in casa propria un determinato giorno, l’unica cosa da fare era non invitarlo – limitandosi semplicemente ad informarlo che si sarebbe stati a casa. Altrimenti avrebbe risposto:

Giacché mi avete invitato, non posso accettare, in quanto mi sono imposto la regola di declinare ogni invito. Tuttavia passerò il giorno successivo.

Lewis Carroll – da una lettera a Beatrice Hatch

Speriamo che tutte queste piccole curiosità vi abbiano tenuto compagnia. Volete che venga approfondito qualche aspetto in particolare? Non esitate a dircelo con un commento qui sul sito o sulle nostre pagine social. A prestissimo con un nuovo articolo, qui su Carollpedia!

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1 Commento

  1. I maliziosi dovrebbero leggere le lettere che lui scriveva alle bambine e capirebbero che l’unica stimolazione che lui aveva in mente era quella intellettiva. Lettere delicate e divertenti che incoraggiavano le piccole amiche ad usare la fantasia ma a non cadere nella trappola di credere davvero a tutto.

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